Badù, bambino libero e curioso

Badù e il nemico del sole
✏️ Francesca Ceci e Christian B. Bouah
🎨 Laura Congiu, Stefania Costa, Gabriele Peddes e Stefania Potito

/di

CATEGORIE: Bambini  / Fumetto e Graphic Novel  / Libreria

Tempo di lettura: 4 minuti

  • Badù, Afrologist

Badù e il nemico del sole, soggetto e sceneggiatura di Francesca Ceci e Christian B. Bouah, disegni e lettering di Laura Congiu, Stefania Costa, Gabriele Peddes e Stefania Potito, Tenué, 2017.

Nel panorama italiano, non sono tanti i progetti, blog o magazine che hanno come missione specifica quella di restituire un’immagine del continente africano nella sua complessità, contribuendo ad amplificare contro-narrative, ovvero modi di raccontare che vadano controcorrente rispetto a quelli mainstream stereotipati sull’Africa. Per farsi un’idea più chiara di cosa si intende, rimando al pezzo cult Come scrivere d’Africa (in due traduzioni: per Internazionale e a cura di Skeptic Afro) del keniano Binyavanga Wainaina, che non mi stancherò mai di segnalare.

Uno di questi progetti appunto è Altre Afriche, spazio virtuale dove vengono condivise fotografie e storie “oltre gli stereotipi” portando al pubblico italiano scatti e immagini direttamente dal continente e dai suoi artisti e fotografi, amatori e/o professionisti. All’interno della comunità di Altre Afriche, è nato UbuntuPack ed è stato proprio navigandolo che abbiamo scovato e comprato il bellissimo graphic novel Badù e il nemico del sole, edito da Tunué per la collana Tipitondi.

Il fumetto è stato sceneggiato da Francesca Ceci, italiana, insieme a Christian B. Bouah, di origini ivoriane, e disegnato a otto mani da Laura Congiu, Stefania Costa, Gabriele Peddes e Stefania Potito tra Roma, Bologna e Cagliari.

Parlare di albinismo, discriminazione e crimini a giovani lettrici e lettori

Ambientato in una città fittizia dell’Africa occidentale francofona, Michelville, nel periodo coloniale, racconta di Badù, bambino libero kourouma – ovvero frutto di unione mista tra uomo francese e donna locale – che indaga su un mistero. Il capo infermiere della città e la moglie hanno infatti perso qualcosa, o meglio qualcuno, che tenevano segretamente relegato in casa: un figlio. Badù, armato di una curiosità irrefrenabile e l’arguzia da futuro detective, inizia a seguire gli indizi a partire da una piuma bianca ritrovata nella stanza del bambino rapito.

Accompagnato da Armand De Bernier, fedele geco intellettuale occhialuto che non lascia mai la sua spalla, il bambino irriverente fa visita a due autorità che possiedono la conoscenza scientifica, culturale e magica per capire cosa stia succedendo veramente. Intuiamo che si tratti di qualcosa di profondamente terribile e quasi innominabile. Il puzzle si compone pezzo dopo pezzo fino a mostrare una cruda quanto attuale realtà: il trattamento riservato ad alcune persone, gli affetti da albinismo, come oggetti, considerati dei “fantasmi” per il colore della loro pelle, e una maledizione per la propria famiglia e l’intero villaggio.

«Chi è diverso difficilmente sopravvive, Badù. Serve un pretesto e nel caso degli albini è stato trovato nel loro colore.»

Secondo il rapporto Towards effective criminal justice for people with albinism in Malawi di Amnesty International (2018), in Paesi come il Malawi, la Tanzania, il Sudafrica, la RDC ed Eswatini (ex Swaziland) infatti, i bambini e le persone albine sono tutt’ora vittima di rapimento, amputazioni e omicidio per traffico – anche transfrontaliero – di organi e parti del corpo destinate a una varietà di riti come “guarire” dall’AIDS, vincere elezioni politiche, curare la sterilità o propiziare l’abbondanza dei raccolti, solo per menzionarne alcuni. Non è perciò inusuale che unə bambinə albinə sia segregatə dalla sua stessa famiglia per nasconderlə al resto del mondo, sia per vergogna che per paura di ciò che potrebbe subire. Pur aumentato il numero di denunce di sparizioni, omicidi e tentati omicidi, risulta ancora molto difficile indagare e fare giustizia, sempre secondo il rapporto riferito nello specifico alla situazione in Malawi.

Attraverso narrazione e disegni, i creatori di questo graphic novel riescono a raccontare tutto questo anche a giovani lettrici e lettori, e lo fanno con grande bravura. Utilizzando uno stile scarno, fatto di suspense e di fatti, più che di giudizi, informano intrattenendo il lettore con efficacia senza mai cadere nelle trappole dell'”atavismo culturale”, del primitivismo e dell’esotizzazione. Il simpatico rapporto tra Badù e il piccolo geco dona il giusto tocco di leggerezza ed è degno delle più famose amicizie tra esseri umani e animaletti parlanti della letteratura per ragazzi e del cinema.

Il fumetto ha vinto il Premio Letterario Internazionale della Città di Como nel 2018 come miglior libro per ragazzi, ed è anche stato utilizzato come strumento educativo nelle scuole.

Anteprima

Badù, Afrologist

Un’anteprima è disponibile sul sito della casa editrice Tunué.

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