Io ti ascolto, non c’è traffico e mi piove addosso

Bozze. Prima e seconda parte ✏ Antonio Dikele Distefano

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  • Bozze

Bozze, Antonio Dikele Distefano, Mondadori, 2018.

Bozze non è un vero e proprio romanzo, come confessa Antonio Dikele Distefano nella dedica al lettore. È più una raccolta di sfoghi nella quale l’autore rivela i suoi più intimi pensieri alla costante ricerca dell’amore: “un amore di cui non debba preoccuparsi”, ma da cui rimane inevitabilmente e ripetutamente deluso.

«Quando sei andata via io sono stato come quello scontrino che uscendo dalla tabaccheria ti cade senza che nessuno se ne accorga. Sono scomparso in qualcosa che è più grande di me, in qualcosa in cui credo solo io a volte. Quella dolcezza che dura cinquanta secondi, che mi riempie il cuore e me lo spezza.
Penso sempre “Andrà bene”, “Andrà meglio”, ma non va. Non riesco a immaginarmi con nessuna che non sia lei. Lei è il primo pensiero, sempre.
Un po’ come il non essere mai sazio anche dopo che ti sei riempito.
Ecco lei manca così.»

Ogni pagina è un frammento di pensiero, di emozione, di ricordo, talvolta una frase soltanto. Un tweet, quasi.

Nato a Busto Arsizio da genitori angolani, l’autore fa parte di una generazione di afroitaliani che si raccontano anche a partire dal web e dai social media, attraverso la letteratura, la musica, il cinema, le arti e il giornalismo.

Siano essi di seconda/terza generazione, adottati, figli di coppie miste o migrati, gli afroitaliani come Antonio Dikele Distefano sono tantissimi. Per citarne alcuni: Espérance Hakuzwimana Ripanti, insieme alle altre dieci autrici della raccolta Future (curata da Igiaba Scego), Leila El Houssi, Lucia Ghebreghiorges, Alesa Herero, Djarah Kan, Ndack Mbaye, Marie Moïse, Leaticia Ouedraogo, Angelica Pesarini, Addes Tesfamariam, e Wii. O ancora Ndeye Fatou Faye, Tommy Kuti, e Oiza Q. Obasuyi. Ma anche collettivi quali GRIOT, Afroitalian Souls, Collettivo N-Cinema Afrodiscendente e blog come Farafina’s voice. L’elenco potrebbe continuare. Raccontano tutti in diversa forma cosa significa appartenere a più categorie: “italiani” e con origini “altre” – connesse in vario modo al continente africano in questo caso -, il ché molto spesso include l’ulteriore variabile “essere neri”.

Un romanzo all’anno

“Scoperto” appunto in rete e lanciato come fenomeno editoriale da Mondadori con il suo primo romanzo Fuori piove, dentro pure, passo a prenderti? (Mondadori, 2015), Antonio Dikele Distefano non si è più fermato e ha continuato a raccontarsi, pubblicando altri quattro romanzi. La stessa esperienza di diventare scrittore è catturata in frammenti di Bozze, e rivela le paure tipiche della professione, quali non vendere abbastanza copie o non rispettare le scadenze editoriali, regalando così al lettore un interessante retroscena della sua vita.

«Non scrivo da un po’. Un anno quasi. Ho firmato un contratto per il nuovo romanzo. Uscirà il prossimo anno.
Dovrebbe uscire, penso tra me. Vorrei non avere paura di dire ciò che ho dentro perché poi il tempo ti priva del tempo per dirlo. Mi siedo davanti al computer e poi il vuoto. Non mi viene nulla e i giorni passano. Mi dicono “Hai tutto il tempo che vuoi”, ma io so che non è vero, che anche adesso è troppo tardi.»

Bozze pare poi continuare sul profilo Twitter dell’autore, parte di un flusso di coscienza che non si può arrestare. Una raccolta di frammenti sì, ma essa stessa frammento di una vita che continua con nuove delusioni, emozioni e amori.

Artista a 360°, Distefano era già musicista con il nome di Nashy e aveva fatto parte del duo Primavera araba nel 2013. Sul suo canale Youtube, lo si può vedere e ascoltare condividere ritagli della sua anima. Sempre brevi, mai finiti né definitivi.

O ancora, su Spotify si può ascoltare la sua lettura ad alta voce di Bozze in trentadue tracce.

Nel 2020, per aggiungere un altro tassello a questo mosaico artistico, Distefano sbarcherà su Netflix con una serie dal titolo “Zero“. Tratta dal suo quarto romanzo Non ho mai avuto la mia età (Mondadori, 2018), già candidato al Premio Strega, la serie vedrà per la prima volta dei ragazzi e ragazze italiani neri protagonisti dello schermo: finalmente non semplici comparse o personaggi secondari.

Incipit

bozze

«Bevevo il caffè in bicchieri di plastica bianchi, riposti al centro del tavolo, rivolti con il fondo verso l’alto, vicini alla frutta finta. Dovevo alzarmi per cambiare canale del televisore, premendo alla cieca le frecce sotto la spia rossa, perché tempo prima avevo rotto il telecomando lanciandolo contro il muro. In casa come nella sua vita mancava sempre qualcosa. Lo disse lei e lo ripeté più volte, come a giustificarsi mentre cercava un apribottiglie in un cassetto. Io non me ne ero mai accorto.»

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