🎞✏ Chimamanda Ngozi Adichie, femminista felice

Dovremmo essere tutti femministi e Cara Ijeawele

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Nel 2012, la scrittrice nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie ha tenuto una TEDxEuston Talk sul femminismo dal titolo “Tutti dovremmo essere femministi”. Su Left si trova la trascrizione dell’intera conferenza.

«Le femministe sono donne infelici, perchè non riescono a trovare un marito», le disse un uomo. Così, la Adichie ha deciso di definirsi una “femminista felice”.

Chimamanda Ngozi Adichie ripercorre in un questa conferenza il percorso che l’ha portata a definirsi una “femminista” dopo che il suo amico d’infanzia Okoloma l’aveva definita tale. Partendo dall’esperienza di essere giovane e donna a Lagos, in Nigeria, la Adichie racconta aneddoti che ben esemplificano tutte quelle situazioni in cui una persona viene sminuita, ignorata, umiliata, sottovalutata e screditata in quanto donna. È emblematico il teatrale parcheggiatore a cui la scrittrice, mentre si trova in compagnia di un amico, dà una mancia per l’aiuto prendendo i soldi dalla borsetta, e che prontamente si gira verso l’amico e lo ringrazia con un sonoro “Thank you Sir!”.

Per costruire un mondo migliore, «ecco come dobbiamo iniziare: dobbiamo crescere le nostre figlie in modo diverso, dobbiamo anche crescere i nostri figli in modo diverso».

Bisogna ripartire quindi dalle definizioni stesse della mascolinità e della femminilità (e qui suggerirei di introdurre l’Antropologia, e nel caso specifico, l’Antropologia di genere fin dalle scuole medie). La prima, la mascolinità, è come una gabbia per i bambini, una gabbia in cui debolezza e vulnerabilità non sono ammessi e necessita quindi di una conferma continua, perchè essere talvolta deboli e vulnerabili è semplicemente umano, non femminile. Parallelamente, la femminilità che viene associata a un carattere condiscendente e di supporto, alla cura degli altri, e in ultimo al limitare se stesse, porta a degenerazioni ridicole al punto che dichiarare pubblicamente di guadagnare più del proprio uomo equivale a una castrazione sociale (non solo in Nigeria).

«Diciamo alle ragazze: puoi avere ambizioni, ma non troppo. Dovresti ambire ad avere successo, ma non troppo successo, altrimenti minaccerai l’uomo».

Certamente libri per bambini come 100 racconti per bambini coraggiosi di Elena Sforza, Storie della buonanotte per bambine ribelli. 100 vite di donne straordinarie (1 e 2) di Francesca Cavallo ed Elena Favilli e La dichiarazione dei diritti delle femmine / La dichiarazione dei diritti dei maschi di Élisabeth Brami ed Estelle Billon-Spagnol remano nella stessa direzione e rientrano in questa ondata di pensiero: educare le bambine e i bambini ponendo il focus sulle loro abilità e interessi, piuttosto che sul genere.

I cambiamenti si vedranno nell’arco di una generazione. Per quanto riguarda chi è ragazza/o e donna/uomo oggi, le aspettative di genere continuano a costituire un problema. Per quanto sia cresciuto notevolmente il numero di donne che lavorano, che rivendicano pubblicamente di non sentirsi intrappolate dai ruoli tradizionalmente loro assegnati, troppe donne ancora, se a una certa età non sono sposate, lo sentono e vivono come un enorme fallimento personale. Questo perchè loro stesse hanno incorporato un’educazione maschilista e finiscono quindi per autoinfliggersi pressione per un “doveroso” matrimonio che va a sommarsi alle pressioni della famiglia e delle pari.

«Il problema con il genere, è che ci detta come dovremmo essere, piuttosto che riconoscere come siamo», quindi senza dover rispettare le aspettative di genere, saremmo più felici.

Fingere per assecondare lo stereotipo della moglie amorevole, della casalinga che ama i lavori di casa ed è condiscendente nei confronti del marito. Provare vergogna di sè in caso di stupro, mentre sarebbe “normale”, “naturale” per un uomo non avere il controllo di sé. Preoccuparsi di non indossare abiti troppo femminili quando si vuole essere prese sul serio a un colloquio di lavoro o in pubblico. Dover continuamente provare il proprio valore, prendendo come standard qualitativo gli uomini. Ecco, queste sono tutte forme quotidiane di maschilismo in cui qualsiasi donna si può riconoscere. E, come sottolinea la Adichie, il fatto che molti uomini, e molte donne, non vedano queste lampanti differenze nel trattamento dei generi, è parte stessa del problema. È il problema, direi io.

Affermare infine che la sottomissione della donna sia parte integrante di una cultura, non tiene conto del fatto che le culture non sono monoliti e immutabili, ma al contrario come tutte le costruzioni sociali, cambiano nel tempo attraverso le scelte condivise degli uomini. “Uomini”, appunto, perchè anche in italiano per indicare il genere umano si usa sempre la stessa parte del tutto: quella maschile (si vedano ad es. le forme plurali). La prima scelta che dovremmo quindi prendere, sarebbe proprio quella di ripartire dalla lingua e dalla ridefinizione di mascolinità e femminilità per contribuire a creare una cultura di genere più equa, e quindi più felice.

La conferenza è stata trascritta e adattata nel 2014 in un libro omonimo, tradotto anche in italiano e pubblicato da Einaudi nel 2015 per la collana Vele.

Beyoncé ha campionato alcuni dei passi della conferenza inserendoli nel suo singolo Flawless.

Recentemente, guardando una delle nuove uscite su Netflix, Sex Education, non ho potuto fare a meno di notare la copertina dell’edizione originale di “We should all be feminists poggiata sulla tavolo nella roulotte di uno dei personaggi principali: la brillante, empatica, ribelle e dalla storia familiare problematica Maeve Wiley, appassionata di scrittrici femministe. Anche se nel corso delle puntate la sola ad essere spesso nominata è Virginia Woolf, sappiamo per certo che nella sua libreria c’è anche Chimamanda Ngozi Adichie!

Lo slancio femminista della Adichie è poi proseguito con un ulteriore sforzo: Cara Ijeawele ovvero Quindici consigli per crescere una bambina femminista, pubblicato in italiano da Einaudi per la collana Frontiere Einaudi.

Qui, la femminista felice racchiude in un pamphlet 15 consigli per un’amica, neo-mamma di una bambina, e mostra tutta la sua risolutezza e determinazione. Consigli come “Sii una persona completa”, “Guardati dai pericoli di quello che chiamo «Femminismo Light»”, “Non parlare mai del matrimonio come di un traguardo”, “Insegnale a mettere in discussione l’uso della biologia a «giustificazione» delle norme sociali” e “Insegnale la differenza” sarebbero da leggere ogni sera prima di andare a dormire e da ripetere come mantra.

«Il presupposto femminista dev’essere: io sono importante. Ho pari importanza. Non “se solo”. Non “a condizione che”. Io ho pari importanza. Punto.»

Le parole degli altri

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2 commenti
  1. Botas Adidas Mujer. dice:

    I not sure where you’re getting your info, but great topic. I needs to spend some time learning much more or understanding more. Thanks for wonderful information I was looking for this information for my mission.

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    • Adele Akinyi Manassero dice:

      Thanks for your comment. The sources of the article are mainly the two books (in their Italian translation) and the TEDxEuston Talk itself. Moreover, you can find other related content from outside this blog in the section “Le parole degli altri” (literally “Others words”) and inside the blog in the following one “Correlati” (“Related”). I hope to have answered your question, but feel free to write to me for any further explanation.

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