Metamorfosi kafkiane a Lagos

Culo nero ✏ A. Igoni Barrett

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CATEGORIE: La mia libreria  / Romanzo

  • metamorfosi

Culo nero, A. Igoni Barrett, 66thand2nd, 2017, traduzione dall’inglese di Massimiliano Bonatto.

La prima cosa che Furo Warikobo, disoccupato nigeriano, e Gregor Samsa, commesso viaggiatore boemo, notano la mattina della loro metamorfosi distesi nel letto di sempre è il ventre. È proprio dal ventre, dalla pancia, che i due soggetti iniziano ad esplorare la nuova fisicità per poi passare agli arti: «gambe pallide, con una peluria sottile cosparsa di riflessi bronzei» per il lagosiano e «numerose zampe, miserevolmente sottili in confronto alle dimensioni del corpo» per il boemo.

Il primo romanzo dello scrittore nigeriano A. Igoni Barrett può essere considerato un omaggio al racconto kafkiano e riesce a trasfigurare la metamorfosi del protagonista rendendola più che mai attuale e umoristica. Furo non si sveglia insetto, bensì come un oyibo – un bianco – con tanto di capelli rossi e occhi verdi, proprio la mattina del suo colloquio di lavoro come rappresentante (versione moderna del commesso viaggiatore). Invece di rimanere relegato nella sua stanza con l’esistenza in stallo, Furo esce di casa, badando bene di non essere visto dalla famiglia, esce nella città i cui occhi ora lo vedono solo per come appare: un oyibo. Tra meravigliose descrizioni della vita quotidiana di Lagos e di mercati, scopriamo insieme a Furo cosa comporta questo cambio di aspetto: dal non riuscire ad ottenere un prezzo onesto per una corsa in taxi, al vantaggio ai colloqui di lavoro che lo portano a diventare un dirigente d’azienda molto conteso. La città improvvisamente è come nuova ai suoi occhi, più dura, ostile da un lato e piena di opportunità e scorciatoie dall’altro.

«Unica faccia bianca in quel mare nero, Furo imparò in fretta. A camminare con la schiena dritta e il passo regolare, a tenere gli occhi bassi e l’espressione assente, a ignorare gli sguardi fissi, le battute mordaci, la curiosità sfacciata. E imparò come ci si sente a essere considerato un capriccio della natura: vulnerabile allo stupore, invisibile alla comprensione.»

Tra frustrazioni, rabbia, stupore e slanci di compassione, Furo Warikobo diventa Frank Whyte e cerca di reinventare la propria identità, allineandola alle aspettative che incombono sulle sue attuali sembianze. Solo un dettaglio del suo passato sfugge al presente: il suo di dietro, sì, è rimasto nero (da qui il titolo). La metamorfosi non è completa e il personaggio fatica a sopire il timore di tornare come prima, il terrore che «la macchia nera si allargasse fino a diventare visibile, che strisciasse sulla pelle fino a inghiottirlo per intero, che lo smascherasse per l’impostore che era». Un nuovo lavoro, una nuova partner, nuove frequentazioni, un cambio di città, nulla riesce a mitigare il senso di incompiutezza.

«L’idea che aveva di sé, del modo in cui gli altri lo vedevano, era perennemente distorta dalla chiazza che aveva sul fondoschiena. Finché le tracce del suo vecchio io fossero rimaste su di lui, il suo nuovo io non sarebbe mai stato al riparo dallo scherno o dall’incomprensione.»

I tentativi, vani, con le creme sbiancanti della sua nuova coinquilina Syreeta, si risolvono nella presa di coscienza di FW che l’autore distilla in una semplice, ma cruciale affermazione: «era più semplice essere che diventare». La stessa riflessione si applica ad un altro filone narrativo della storia che coinvolge un altro genere di metamorfosi, quella dell’identità sessuale di un giornalista, unico sguardo che insieme al lettore arriva alla verità e a cogliere la duplice esistenza del protagonista, di un prima e un presunto dopo. Come lui però, rimane incastrato nel mezzo.✎

Se ancora non siete convinti della varietà di temi e dell’originalità di questo romanzo, ecco l’angolatura dell’autore stesso, intervistato per Rai Cultura nel 2017 durante la XVI edizione di Più libri più liberi:

Incipit

metamorfosi

«Quella mattina, al suo risveglio, Furo Wariboko scoprì che anche i sogni possono smarrire la strada e riapparire dalla parte sbagliata del sonno. Sdraiato nudo sul letto, gli bastò sollevare appena la testa per vedere la pancia bianca come l’alabastro, e più sotto le gambe pallide, con una peluria sottile cosparsa di riflessi bronzei nella luce fredda che filtrava dalla finestra aperta. Si mise a sedere di scatto, con un movimento brusco che gli rivoltò lo stomaco e gli rovesciò le mani in grembo. Poi si guardò i palmi, le linee rosa della mano, le cuticole color gambero, il reticolo di vene azzurre tra le nocche e il polso, molte più vene di quante ne avesse mai viste fino ad allora. Le mani non erano nere ma bianche… come le gambe, la pancia, e tutto il resto. Strinse i pugni, chiuse forte gli occhi e sprofondò di nuovo nel letto. All’esterno, un uccellino emise dei cinguettii striduli, simili a risatine beffarde.»

metamorfosi

«Quando Gregor Samsa si svegliò una mattina da sogni inquieti, si trovò trasformato nel suo letto in un immenso insetto. Era disteso sul dorso duro come una corazza e, se sollevava un poco il capo, scorgeva il proprio ventre convesso, bruno, diviso da indurimenti arcuati, sulla cui sommità la coperta, sul punto di scivolare del tutto, si tratteneva ancora a stento. Le numerose zampe, miserevolmente sottili in confronto alle dimensioni del corpo, gli tremolavano incerte dinanzi agli occhi.»

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© TEDGlobal 2014
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