Lagos invasa dagli alieni

Laguna ✏ Nnedi Okorafor

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CATEGORIE: Libreria  / Narrativa  / Romanzo

  • Lagos, Afrologist

Laguna, Nnedi Okorafor, Zona 42, 2017, traduzione dall’inglese di Chiara Reali.

C‘è sempre una prima volta in tutte le cose. E da curiosa lettrice compulsiva, ho letto quest’anno il mio primo romanzo di fantascienza. Genere che ho sempre apprezzato molto nel cinema, ma che non mi ispirava particolarmente in letteratura. Come spesso succede nel provare cose nuove, ho invece scoperto che è una lettura che mi entusiasma moltissimo! E vista l’ambientazione apocalittica, sembra calzare a pennello nella situazione di quarantena in cui ci troviamo.

Il romanzo prescelto è stato Laguna di Nnedi Okorafor, scrittrice americana con origini nigeriane  – o meglio “Naijamerican” -, edito da Zona 42. L’ho trovato per caso, girando tra gli scaffali della Libreria Ippogrifo di Cuneo sotto le feste natalizie insieme a mio fratello, avido lettore del genere e con in corso una collezione di romanzi di Isaac Asimov. Non ci è voluto molto per convincermi che fosse tempo anche per me di sperimentare lo sci-fi.

Gli alieni a Joburg e a Lagos

L’opera è stata concepita come risposta al thriller fantascientifico District 9 (2009) della produzione di Peter Jackson e regia del sudafricano Neill Blomkamp. Nel film, dove si ipotizza un’invasione aliena a Johannesburg con tanto di ghettizzazione degli alieni in nuove township, i nigeriani abitanti delle baraccopoli finiscono per essere trafficanti di armi ed altro, nella speranza di trarre profitto dalla presenza dei nuovi vicini non-umani. Non avendo apprezzato affatto la rappresentazione stereotipata dei nigeriani nel film, l’autrice ha immaginato cosa succederebbe se l’invasione aliena avvenisse in Nigeria appunto, e più precisamente a Lagos.

«– Perché Lagos? Perché l’acqua? – chiese Adaora.
Ayodele fece spallucce. – Ci sembravano posti adatti a noi.
Agu e Adaora sbuffarono senza dire una parola.
Anthony scoppiò a ridere. – Si raccoglie quello che si semina. Lagos… – Diede una pacca sulla spalla a entrambi e si mise a parlare in pidgin. – Lasgidi, you dey call am, right? Eko? Non è così che chiamate Lagos? Un luogo di belle-sweet, di felicità, gidi gidi, kata kata, isu e wahala. Lagos è energia. Non si ferma mai. È per questo che anche a me piace venirci.»

“Laguna” è la traduzione letterale della parola portoghese “Lagos” che diede il nome alla città costiera. Qui, gli alieni giunti sulla Terra si stabiliscono nell’acqua marina al largo della spiaggia di Bar Beach, dove terraferma e oceano si fondono. Non è la prima volta che la Nigeria è invasa, osserva cinicamente un personaggio. Quest’invasione però è diversa dalla precedente per la natura stessa degli nuovi arrivati: la loro chimica si basa sul carbonio e possono assumere la forma che vogliono.

L’incontro con gli alieni mutaforma tocca tutti i cinque sensi del lettore, e all’udito e al tatto viene dato uno spazio particolare: nel processo di manipolazione delle proprie particelle, le minuscole sfere producono un suono metallico, creando una sorta di nebbiolina. Esseri viventi e pura tecnologia. Ma basta con i particolari.

«Fece per dire qualcosa ma invece trasalì al rumore, simile a quello di sfere metalliche sul vetro. – Eeeee! – strillò. Adaora si infilò le unghie nelle cosce. Agu si premette la mano sulla bocca, cercando di resistere all’impulso si digrignare i denti. – Ooooh – gemette Anthony, sentendo salire la nausea. Se si fossero voltati verso l’acquario di Adaora, avrebbero visto il pesce scatola lanciarsi contro il vetro, il gambero cadere sul fondale e diversi altri pesci nuotare in circolo confusi. Era un suono che nessuno di loro aveva mai udito sulla terra fino a quel giorno.»

Attraverso un’emissaria, Ayodele, i personaggi entrano in contatto diretto con questo popolo di chissà dove. Una triade è la prescelta per quest’interazione e per portare a termine una missione: Adaora, biologa marina dal marito fanatico religioso, Agu, soldato appena pestato dai suoi commilitoni per aver cercato di impedire loro di assalire una donna, e Anthony Dey Craze, cantante ghanese in tour. La triade si ritrova per la prima volta su Bar Beach, dove tutto inizia, e dove i cerchi concentrici della storia hanno il loro centro. Nulla è lasciato al caso.

Tanti sono gli altri personaggi che si incontrano ad ogni pagina, e di ognuno conosciamo paure e pezzi di coscienza. Seppur in pillole, troviamo moltissimi spunti che esulano prettamente dal genere, come fanatismo religioso e il suo rapporto con la scienza, violenza domestica, la comunità LGBTQI, femminismo, il ruolo dei social media a livello comunitario e la politica.

Rendere il familiare non-familiare

Ad una Lagos del presente, vengono innestati i più classici elementi futuristici e distopici, imbevuti di scienza e tecnologia. La vera originalità però risiede nella capacità di Nnedi Okorafor di rendere straniante anche ciò che credevamo fosse familiare, come il mondo marino che pullula ora di creature fantastiche. Le descrizioni del mondo dell’acqua sono forse le vere porte d’accesso alla creatività e fantasia dell’autrice, e collocano l’opera a cavallo tra fantascienza e fantasy.

«Agu si era aggrappato con tutta la forza che aveva in corpo all’animale più grasso che avesse mai visto. Il lamantino odorava di legno di cedro e di oceano. La sua pelle spessa e umida era rugosa come quella di un elefante, dura come il sughero di una bacheca e ruvida come carta vetrata. Nuotava a un ritmo piacevole e stava abbastanza vicino alla superficie, così da permettere ad Agu di affiorare con la testa. Intorno a lui le acque limpide dell’oceano pullulavano di esseri strani e improbabili. Qualcosa di simile a un gigantesco serpente piatto bianco e rosso ondeggiava a qualche metro dal fondo.»

A fine lettura, non perdetevi gli spunti di interpretazione di Nicoletta Vallorani nella postfazione: inseriscono il lavoro dell’autrice all’interno del mondo letterario che comprende nomi come Octavia Butler, Chimamanda Ngozi Adichie e Chinua Achebe. La Vallorani poi, giustamente, apprezza le doti di scrittrice di Okorafor che riesce a dare ad una storia complessa e stratificata l’apparente “leggerezza” di cui parla Calvino nelle Lezioni americane, lavorando per sottrazione di peso, con il risultato di conferire semplicità e linearità alla narrazione. Dote indispensabile per rendere accessibili questi scenari (afro-)futuristici ad un pubblico italiano, in questo caso, non abituato ad ambientazioni afro-urbane che esulano dagli stereotipi più comuni sull'”Africa”.

Afrofuturismo o Africanfuturismo?

Una volta entrati nel mondo della letteratura fantascientifica legata ad autori ed autrici con connessioni (qualunque esse siano) con il continente africano, è inevitabile imbattersi nelle terminologie “Afrofuturismo” e “Africanfuturismo”. La stessa autrice, infatti, non soddisfatta dell’etichetta “Afrofuturism” a lei spesso attribuita, ha coniato la seconda, concettualmente distinta, “Africanfuturism“. Per coglierne le sfumature di significato, vale la pena approfondire l’argomento sul suo blog e seguire i dibattiti terminologici su Twitter.

«L’Africanfuturism si occupa di visioni del futuro, si interessa di tecnologia, lascia la Terra, distorce l’ottimismo, è centrato su ed è scritto prevalentemente da persone di discendenza africana (neri) ed è radicato prima di tutto e soprattutto in Africa. […] L’Africanfuturism non DEVE estendersi oltre il continente Africa, anche spesso lo fa. Il suo focus è di base non-occidentale; il suo centro è africano. Ciò lo differenzia distintamente dall'”Afrofuturism” (la parola in sé è stata coniata da Mark Dery e la sua definizione pone le tematiche e problematiche afroamericane al centro della definizione.»

Nnedi Okorafor è anche professoressa associata di scrittura creativa e letteratura all’Università di Buffalo, nonché autrice molto prolifica in diversi generi che vanno dal racconto, al romanzo, alla letteratura per bambini e al fumetto.

Un tuffo nella sconfinata creatività di Nnedi Okorafor

Ad ottobre 2019, è uscito in italiano per Mondadori Binti che comprende la trilogia fantascientifica in lingua originale: il racconto breve Binti (2015), e la seconda e terza parte Binti: Home (2017) e Binti: The Night Masquerade (2018). Il primo racconto è stato vincitore dei premi Hugo Award for Best Novella 2016 e Nebula Award 2015 per la stessa categoria. La trilogia è attualmente in traspozione cinematografica come serie televisiva per il network americano Hulu.

Altra opera dell’autrice tradotta in italiano che merita citare è: Chi teme la morte, edita da Gargoyle nel 2015 e vincitrice del World Fantasy Award 2011 come miglior romanzo. Da ricordare invece in lingua inglese: il libro per bambini Long Juju Man (2009) che aveva inoltre vinto il 2007-08 Macmillan Writer’s Prize for Africa; e nel genere fumetto LaGuardia (Dark Horse Comics, 2019) e per la Marvel i titoli Black Panther: Long Live the King (2018), Wakanda Forever (2018) e la serie Shuri (2018-19).

Nel numero 1339 di Internazionale, uscito il 27 Dicembre 2019 e dedicato alla fantascienza, si può leggere un simpatico racconto dal titolo “Truffa spaziale” che innesta la tematica spazio con la truffe alla nigeriana. Le illustrazioni sono di Gipi.

«L’astronauta nigeriano è davvero disperso nello spazio ed è nei guai.
Sembra che l’email truffa non fosse del tutto una truffa. C’è veramente un astronauta nigeriano bloccato su una stazione spaziale da 14 anni e, a giudicare dalle ultime notizie, probabilmente è in difficoltà.»

Lagos, Afrologist

Incipit

Lagos, Afrologist

«Benvenuti a Lagos, in Nigeria.
La città prende il nome dalla parola portoghese che significa “laguna”.
I portoghesi sono arrivati sull’isola di Lagos per la prima volta nel 1472.
Pare proprio che non siano riusciti a farsi venire in mente un nome più fantasioso.
Né hanno pensato di farselo suggerire dagli aborigeni.
È così che gira il mondo, nascondendosi dietro milioni di nomi, maschere, storie in continuo cambiamento.
È stata una cosa bella da osservare.
I miei piani si sono fatti sempre più complessi.»

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