Crea il tuo nemico (oppure ascolta la voce degli altri)

Linus di Marzo 2019 ✏ Un viaggio tra i fumettisti africani

  • Linus

Linus no.3, Marzo 2019, Anno 55, Numero 646, Ed. Baldini & Castoldi S.r.l.

Il numero di Marzo 2019 del mensile Linus è perfetto per chi come la sottoscritta si vuole avvicinare al mondo del fumetto e in particolare ai fumettisti africani.

Ad aprire il numero, la premessa di Igort che esplicita le intenzioni editoriali e fornisce una cornice di lettura ad opere eterogenee nella forma e nei contenuti.

«Crea il tuo nemico, prendi di mira qualcosa che non è il vero problema e condensa, attorno a questo qualcosa o qualcuno, un odio, che alimenterai ogni giorno. Un coro lamentoso e ringhiante ripeterà all’unisono degli slogan come quelli che si urlano allo stadio. Facilissimo. Crea il tuo nemico e distogli l’attenzione dai veri problemi.»

In aperta contraddizione con questa strategia del crea il tuo nemico, e quindi con l’idea sempre più diffusa di distogliere lo sguardo e tapparsi le orecchie, Linus sceglie l’oppure: (oppure ascolta la voce degli altri). Sceglie quindi di guardare e ascoltare. Cosa? La voce di fumettisti che parlano di realtà, persone e vite neglette che a diverso titolo hanno a che fare con l’immenso continente africano.

Come la voce dell’illustratrice franco-gabonese, Maya Mihindou, che in Respira tocca da vicino l’orrore che vivono le vittime della brutalità della polizia e le loro famiglie. O quella dell’animatore e fumettista tunisino, Ahmed Ben Nessib, che in Novanta kilometri mostra la difficoltà di poter restare in Europa dopo un primo periodo di studio. Ostacolo principale: un’origine geografica “sbagliata”. O ancora la voce dell’egiziano Migo che nelle strisce Rifugiati per sempre ricorda quella che dovrebbe essere una banalità: nessuno sceglie di essere rifugiato. È importante notare che quest’ultimo pezzo è tratto dallo speciale Migration, pubblicato sulla rivista tunisina Lab619, e presto dovrebbe uscire in italiano per FortePressa. Altro esempio quindi di una scelta esplicita dell’oppure.

Linus

Ascoltare significa talvolta riesumare storie finite nel dimenticatoio. E quando a finirci, nel dimenticatoio, sono vite straordinarie, il semplice atto di riportarle alla luce ha il potere di ricordare che esiste (da tempo) una realtà alternativa a quella odierna, impregnata di razzismo e pregiudizi. La prima vita riesumata nella rubrica Die Wunderkammer di Enrico Sist, è quella del musicista funk nigeriano William Onyeabor che negli anni ’70 e ’80 riuscì a fondere in modo creativo e del tutto originale Afrobeat ed elettronica, creando così un ponte tra Africa e occidente. La seconda invece, è quella del pugile italo-congolese Leone Jacovacci che nel 1928 vinse il campionato europeo dei pesi medi. L’ episodio venne prontamente e volutamente dimenticato in nome di una presunta superiorità della “razza ariana” ed è qui ricostruito nel fumetto Leone da Anthony Mazza e Andrea Campanella. I riferimenti e le somiglianze a fatti e sportivi italiani odierni dalla pelle nera sono puramente casuali…

Il tema del razzismo che fa da sfondo alla storia di Leone, viene ripreso successivamente ne Il reporter col ciuffo e messo in relazione al mondo del fumetto. In questo pezzo, Graziano Origa traccia un filo rosso tra il contenuto razzista appunto di Tintin in Congo del belga Hergé (pubblicato tra il 1930 e il 1931), la parodia del sudafricano Joe Dog in Pappa in Afrika (2010), di cui si può leggere qui un assaggio in Pappa e le mani nere, e Nero (2000) dello stesso Joe Dog. La contro-narrazione presente nelle opere di Joe Dog, così come qualsiasi operazione simile, deve necessariamente partire da un esame critico di ciò che per anni è stato raccontato e dalla sua elaborazione per arrivare alla scelta consapevole di un cambio di direzione.

Su questa scia contronarrativa, si situa anche il bellissimo pezzo di Wu Ming 1, accompagnato dalle illustrazioni di Emiliano Ponzi. Via Libia ripercorre infatti le attività del “collettivo di collettivi” Resistenze in Cirenaica (RIC), nato nel rione Cirenaica di Bologna, con lo scopo di recuperare la memoria dei crimini del colonialismo italiano e con essa anche la memoria dei movimenti di resistenza al fascismo in terra africana.

«L’idea di fondo di RIC è considerare tutte le resistenze al fascismo – in Italia, in Africa, nei Balcani, ovunque – una sola grande resistenza intercontinentale e meticcia.»

Per innescare questo processo di elaborazione della storia ed essere in grado di sviluppare degli anticorpi a razzismo e nazionalismo, uno dei possibili punti di partenza sono i segni lasciati sul territorio dal regime fascista e imperialista, come i nomi delle vie e delle piazze. Attraverso questa “guerriglia odonomastica” e la riscrizione dello spazio pubblico, viene creata attorno a questi luoghi una riflessione e messa in discussione.

Ospite inaspettato è poi un racconto inedito di Chinua Achebe, La favola di Ugoye, illustrato da La Tram e tradotto da Alberto Pezzotta, traduttore dell’intera trilogia africana per La Nave di Teseo. La favola è incorporata ne La freccia di Dio (p.275), l’ultimo volume della trilogia, ed è raccontata da Ugoye ai suoi figli per insegnare loro come la gelosia, l’avarizia e i conflitti non giovino affatto alla fortuna e alla ricchezza, quanto invece umiltà e sincerità. Il legame di questa morale con la trama del romanzo e l’ampio uso di favole e fiabe da parte dello scrittore nigeriano come strumento orale educativo sono questioni che riservo per ben altri articoli.

Ulteriori interessanti letture del numero, anche Bellosguardo in Senegal del fumettista e musicista italiano Davide Toffolo, Parures di Paolo Bacilieri e l’intervista Il senso della vista al regista italo-algerino Luca Guadagnino, che passò alcuni anni della sua infanzia in Etiopia.✎

Incipit

«Questo numero è stato pensato in un momento difficile, nel quale spira un vento gelido. Ci si copre, consapevoli che il cambiamento sarà lungo, e il paesaggio non certo confortante.
[…]
Noi di linus, nel nostro piccolo, cerchiamo di dare voce a chi di solito non ne ha. Pubblichiamo dei racconti di donne e uomini costretti a viaggiare per salvarsi la vita. Attraversando abissi di dolore, abusi inenarrabili che la nostra ipocrisia ci suggerisce di non vedere. Le loro storie non le conosciamo, le sfioriamo ma non prestiamo abbastanza attenzione.
Ecco, forse oggi è venuto il momento.»
[Igort, Addis Abeba 2019]

Nel panorama italiano, esiste un portale molto interessante che si chiama Africa Comics: un progetto di Africa e Mediterraneo e Lai-momo che dal 1999 «mostra al’Europa la ricchezza dell’ambiente culturale africano contemporaneo” attraverso “la forma di arte più espressiva e globalizzata degli ultimi decenni: il fumetto».

Le parole degli altri

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