Non abbastanza africana. Mai totalmente italiana

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Un virus: il coronavirus. Ormai questo termine lo sento da quando apro gli occhi al mattino fino a notte inoltrata.

In questo momento sono in Italia, sono un’operatrice sociale dell’accoglienza e continuo a lavorare due volte a settimana in presenza con le dovute precauzioni e il resto per via remota; lavoro per rifugiati, per la maggior parte di origini africane.

Sono preoccupata perché la situazione è davvero delicata, ma mi rendo conto che questa mia preoccupazione e tensione condivisa con i miei colleghi ed altre persone non interessi invece i miei utenti. Eppure, sono bombardati da migliaia di messaggi in tutte le lingue che trattano la problematica che attraversa quotidianamente il nostro Paese e non solo.

Così, in questi giorni con molta fatica, ho spiegato loro innumerevoli volte la serietà della situazione: quanta attenzione devono porre e le dovute precauzioni da adottare, ma subito un ragazzo mi dice: “Sono africano” e subito lo incalzo “anch’io lo sono”, aspettando di capire cosa c’entrasse in quel momento questa affermazione. Lui continua sorridendo: “ma io sono nero, tu non puoi capire, non lo prenderò il virus. Gli africani non lo prendono”.

C’è da dire che più rifugiati e richiedenti asilo dell’Africa nera che ho conosciuto nel tempo, non concepiscono il Maghreb come appartenente all’Africa perché, a detta loro, è più vicino all’Europa e di conseguenza è più occidentalizzato.

Per cercare di superare questo pregiudizio di fronte a questa emergenza sanitaria, io e i miei colleghi abbiamo cercato e condiviso informazioni in merito ai casi accertati nel continente africano.

Incredibile, mi sono detta. Pure in condizioni così evidenti di emergenza e delicate dove il numero dei decessi e dei casi positivi è in continuo aumento ogni giorno*, continua ad esserci fiducia in questa “immunità” riservata solo a chi ha la fortuna di avere la pelle nera e soprattutto di essere un “vero africano”.

Al di là della situazione critica a livello mondiale, rifletto su come venga sottolineata la differenza di etnia e non solo, e fa sentire in misura diversa la pesantezza di questo momento storico. Interessante come questa volta non sia stata considerata “abbastanza africana”, o meglio non una “vera africana”. Come sia stata considerata tante volte troppo occidentalizzata o, per il fatto di far rispettare certe regole del sistema istituzionale italiano, mi venga ripetuto con forza come io sia diventata “come loro”, come gli italiani. Come se l’essere italiana sia un insulto per me, data la mia origine.

Insomma, oscillo tra l’essere considerata italiana dal mondo arabo e africano, all’essere considerata solo ed esclusivamente marocchina dalla società italiana.

Straniera per due mondi, ma con doppia cultura.✎

*Il pezzo è stato scritto quando in Italia i nuovi casi di coronavirus continuavano a salire vertiginosamente.

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