Tra Yemanjà e aguda

Il grande azzurro ✏ Ayesha Harruna Attah

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CATEGORIE: Libreria  / Narrativa  / Romanzo

Tempo di lettura: 5 minuti

  • Ayesha Harruna Attah, Afrologist

Il grande azzurro, Ayesha Harruna Attah, Marcos y Marcos, 2021, traduzione dall’inglese di Francesca Conte.

«Comincerò invece dal momento in cui decisi di non tollerare più che altri avessero il controllo su quello che faccio, su dove vado, su quel che mi accade. Comincerò dal momento in cui ho scelto la libertà.»

Queste sono le parole con cui comincia il libro, che è un viaggio, un viaggio che due gemelle compiono alla scoperta di sé, anche alla scoperta delle proprie parti più ignote e disturbanti. Le protagoniste, che incontriamo bambine e ritroviamo donne, raccontano la propria storia di liberazione, dalla schiavitù prima e dal destino poi: dentro di sé sanno di avere un cammino da dover compiere per rendere pienamente onore a se stesse e alla storia della propria famiglia.

Hassana e Husseina si collocano in una vera e propria saga familiare che l’autrice, la ghanese Ayesha Harruna Attah, ha inaugurato nel precedente romanzo, I cento pozzi di Salaga (Marcos y Marcos, 2019). Le gemelle appartengono alla famiglia di Aminah, sono le antenate dell’autrice, sono le antenate di ognuna delle famiglie africane sventrate dalla tratta degli schiavi.

«Yaya diceva che, prima avesse imparato un mestiere, prima avrebbe imparato ad essere libera. Yaya diceva che non sarebbe stato facile, dopo aver avuto qualcuno che ti diceva quando mangiare, dormire, respirare. Yaya lo sapeva, perché anche lei era stata schiava, in una terra chiamata Bahia.»

Solo che ora le pagine ci consentono di aprire ulteriormente lo sguardo, di avvicinarci a vicende nuove, a storie mai sufficientemente raccontate: chi erano gli africani che, liberati, tornavano dalle Americhe alla loro terra di origine? Perché intrapresero un nuovo viaggio?

Allora succede che la Costa d’Oro e Bahia, il Ghana e il Brasile, siano vicinissimi e che gli scambi tra queste due terre diventino viaggi di catarsi per chi viaggia libero ma non può dimenticare quello che è successo e come ciò lo ha cambiato. In questa dimensione intima è la religione a trovare il suo spazio, a consentire a chi lo vuole di potersi mettere nuovamente a proprio agio nel mondo.

La religiosità africana, il cristianesimo, il candomblé si mescolano in modi inediti e affascinanti; l’acqua dell’Oceano, davvero, tutto ha mescolato. Il grande blu allontana solo temporaneamente e il dolore non dura; poi le acque tutto mescolano e avvicinano.

«Forte era una parola che nessuno aveva mai usato per descriverla. Fedele, forse. Riservata, sicuramente. Forte era una parola che aveva sentito riferita alla temerarietà della sua sorella gemella, oppure a sua madre, che affrontava a testa bassa tutto ciò che la vita le metteva davanti. Eppure, aveva sempre sospettato di esserlo, forte.»

E poi ci sono le gemelle che nell’impianto narrativo possono raccontare autonomamente la propria storia nella modalità “corale” alla quale Harruna Attah ci aveva già abituati. I gemelli da sempre esercitano una grande fascino per l’autrice, come da lei stessa dichiarato nelle ultime interviste ma esercitano un grande fascino nella cultura africana per le loro capacità di comunicazione esclusiva.

Husseina e Hassana, separate con crudeltà, continueranno a comunicare attraverso i propri sogni, una chiama e l’altra risponde. Ma chiama chi è forte? E il “debole” è inchiodato al suo destino di debole? Non può che rispondere? Il grande blu ora è il liquido amniotico, l’acqua che le gemelle hanno condiviso e che le ha rese indivisibili però… uniche. In questo conflitto, troveremo gli elementi di un poderoso romanzo di formazione dove non basta, per esistere, essere sognati ma occorre sentirsi liberi di crescere e sperimentare.

Nella versione italiana de Il grande azzurro, c’è una copertina straordinaria dell’illustratrice croata Vendi Vernić che tante copertine ha disegnato per la casa editrice Marcos y Marcos: due donne africane le cui lunghe vesti sono unite da un drappo blu come un fiume, come il mare. Mi piace pensare che su quelle acque azzurre le due sorelle possano nuotare, libere, in una direzione e nell’altra.

Di grande interesse la pagina di approfondimento sul libro creata dalla casa editrice: Oltre le pagine di… Il grande azzurro.

Ayesha Harruna Attah stessa ha presentato il suo romanzo alla Fondazione Circolo dei Lettori insieme a Laura Pezzino, con traduzione di Sarah Cuminetti. Il video è disponibile sulla pagina Facebook del Circolo dei Lettori:

Ringraziamo di cuore Marcos y Marcos per il dono de Il grande azzurro! Seguiteci anche sul profilo Instagram @theafrologist per ascoltare la lettura dell’Incipit del romanzo!

Incipit

Ayesha Harruna Attah, Afrologist

«Nei nostri sogni, nostro padre è seduto in una stanza senza più colore. Nostra madre allatta la piccolina, ma i loro corpi sembrano immobili, come dimenticati dal tempo. Il fuoco divora il villaggio, il fumo ci soffoca, le fiamme ci scottano la pelle. Fuggiamo. Le nostre mani si attaccano l’una all’altra con la forza della colla. Le sue dita sono le mie; le mie dita sono le sue. È una morsa, la nostra, che ha avuto inizio nel grembo, prima che ci separassero la prima volta.

Abbiamo già perduto una casa, ma questo non ci ha divise. Adesso stiamo perdendo di nuovo la nostra casa, ma continuiamo a esserci l’una per l’altra. Corriamo. Inseguite da zoccoli e grida e uomini alati. Una di noi inciampa. Il sudore scioglie la presa tra le nostre mani. Le sue dita scivolano via dalle mie. Ci sbagliavamo. Questa volta ha il sapore della fine. Lei scivola via da me.»

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