Viaggio nella traduzione di Pelle d’Ebano, di Marie Ottou

🎙️ L’intervista a Silvia Storti Shelyta, traduttrice e curatrice dell’edizione italiana

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  • © Foto di Balehen Somo Olivier

    Pelle d’Ebano, Afrologist

Poliziesco e Africa non sono due parole abbinate di frequente. Per questo, quando siamo stati contattati in merito ad una nuova uscita nel genere e in lingua italiana, ne siamo rimasti entusiasti. Cogliendo al volo l’occasione, ho quindi intervistato Silvia Storti Shelyta, traduttrice e curatrice dell’edizione italiana di Vengeance à Yaoundé (2013) della scrittrice camerunese Marie Ottou, pubblicato in Italia con il titolo Pelle d’ebano dalla casa editrice Cose d’Africa Edizioni a giugno di quest’anno.

Iniziamo con una domanda di riscaldamento: di cosa parla il libro?

In una camera d’albergo a Yaoundé è rinvenuto il corpo senza vita di un facoltoso uomo d’affari svizzero. Ad occuparsi del caso è Rachid Fawzy, brillante commissario di polizia mulatto, tornato in Camerun dopo molti anni trascorsi negli Stati Uniti. Tra gli interrogati spicca Emmanuelle Tilo, giovane, ricca e affascinante imprenditrice. Col procedere delle indagini, irrompono violenza e corruzione, emergono segreti familiari e pratiche tradizionali. Nel far fronte a tali vicissitudini, Rachid ed Emmanuelle vedranno vacillare le loro esistenze, ma si scopriranno inaspettatamente legati.

Nel suo avvincente “afro-polar” di sottogenere suspense, Marie Ottou narra sapientemente una porzione di Africa nera, offrendo uno sguardo attento e sensibile sulla realtà femminile, sul métissage – di culture, lingue, religioni – e su aspetti socio-culturali del tutto attuali ma talvolta poco noti.

Qual è stata la ragione che ha guidato la trasposizione e, pertanto, la traduzione non-letterale del titolo del romanzo “Vengeance à Yaoundé” in “Pelle d’Ebano”?

Vengeance à Yaoundé” (in italiano Vendetta a Yaoundé) è il titolo con cui il romanzo è stato pubblicato in Francia nel 2013. È stato scelto dalla casa editrice parigina. Tuttavia, non era il titolo proposto originariamente dall’autrice, la quale si è detta disposta a modificarlo nella versione italiana. Anche Cose d’Africa Edizioni era propensa al cambio del titolo, ossia a una sua traduzione non-letterale. Tra i motivi della scelta vi era la volontà di evitare il concetto “forte” di vendetta e il timore che alcuni lettori italiani non sapessero localizzare immediatamente Yaoundé, quale capitale del Camerun.

Come traduttrice e curatrice, ho contribuito a proporre alternative. Infine, abbiamo optato per “Pelle d’Ebano”. Sebbene, a prima vista, quest’ultimo possa apparire “esoticizzante”, le ragioni della scelta sono più profonde: la “pelle” è un elemento distintivo e rimanda a concetti quali corpo, vita-morte, sensualità, ma anche origine e “razza”; e l’“ebano”, legno pregiato, resistente e scurissimo, rinvia agli oggetti prodotti con esso, ma soprattutto all’Africa e ai suoi popoli. Sia “pelle” che “ebano” ricorrono più volte nel romanzo, tanto in termini concreti che in termini più astratti, figurati.

Come si è delineato il rapporto con l’autrice, durante il processo traduttivo dell’opera?

Innanzitutto tengo a dire che l’autrice Marie Ottou ed io ci siamo conosciute nel 2015 durante gli anni universitari e tra noi è nata subito un’intensa amicizia. Non appena ho letto il suo romanzo, ne sono rimasta affascinata. Tant’è che ho deciso di dedicare la mia tesi magistrale all’analisi e proposta di traduzione del testo e, in modo più ampio, alla letteratura francofona postcoloniale dell’Africa subsahariana, e al genere del poliziesco africano.

In tutte le fasi che ho attraversato (lettura, traduzione, revisione, realizzazione dell’apparato peritestuale) – sia in vista della scrittura della tesi che, successivamente, della pubblicazione del romanzo in Italia – ho regolarmente consultato Marie, chiedendole precisazioni, chiavi d’interpretazione, riferimenti, spunti per ulteriori ricerche, ecc. Inoltre, insieme abbiamo concepito alcune modifiche (tra cui quella del titolo e alcuni tagli) rispetto alla versione francese. La nostra collaborazione e la nostra intesa sono state fondamentali e proficue. Come traduttrice e come persona mi ritengo molto fortunata di questo. Stiamo già lavorando a nuovi progetti.

Hai incontrato criticità nel veicolare in lingua italiana aspetti peculiari del contesto socioculturale e giuridico in cui è ambientata quest’opera letteraria?

Concedimi una breve premessa. La letteratura africana, in generale, presenta diverse particolarità: alcune di tipo linguistico, formale, stilistico, e altre di tipo concettuale-contenutistico. Lo stesso vale per Pelle d’Ebano. Il suo forte legame con il contesto in cui è ambientato e prodotto si manifesta dunque sia dal punto di vista della lingua (riproduzione dell’oralità [1], eterolinguismo [2]) che del contenuto (riferimenti al contesto d’origine). Queste peculiarità, spesso compresenti, si sono rivelate “sfide” traduttive. Al fine di comprendere e veicolare al meglio in italiano tali elementi di “africanità”, è stata fondamentale la conoscenza del contesto (da una parte linguistico e dall’altra socioculturale e giuridico) del Camerun. Ho acquisito tale conoscenza mediante studi accademici e approfondite ricerche personali, ma soprattutto tramite la consultazione costante dell’autrice e di altri rappresentanti della cultura camerunese.

Le principali strategie traduttive che ho adottato sono due: glossario finale e note a piè di pagina.

– Il glossario finale ha l’intento di definire il lessico in lingue straniere o in vari registri della lingua dominante (nel caso del romanzo di Marie Ottou: francese standard, francese africanizzato tipico delle città, lingue africane, gergo della polizia e della giustizia, ecc.). Tali termini/espressioni, che costituiscono le voci del glossario, nel testo sono stati posti in corsivo, ma lasciati invariati (perché intraducibili e per volontà di conservare la pluralità linguistica). Il glossario è collocato in appendice al romanzo e può essere consultato anche dopo la lettura, tuttavia ciò non pregiudica la comprensione del testo.

– Le note a piè di pagina, invece, sono state adottate per spiegare e inquadrare (più concettualmente rispetto al glossario) aspetti ed elementi strettamente legati al contesto d’origine o di localizzare toponimi. Il fatto che esse siano collocate in fondo alla pagina suggerisce che è preferibile consultarle durante la lettura del testo.

Quali strategie hai adottato per gestire la co-presenza di elementi narrativi legati al genere poliziesco e di lessico tecnico-settoriale?

L’appartenenza del romanzo al genere poliziesco determina il rispetto di norme stilistiche/strutture narrative tipiche e la presenza di lessico tecnico-settoriale, soprattutto giuridico. A quest’ultima, più rilevante ai fini traduttivi, ho già accennato parlando dell’eterolinguismo, nella sua accezione di coesistenza di più registri della lingua (es. gergo e lessico della polizia e della giustizia).

Nelle porzioni di testo che comprendono la fase del delitto e delle indagini, ci troviamo nell’ambito della polizia, del diritto penale e della scienza forense. Il lessico giuridico presente appartiene perlopiù al gergo della polizia ed è abbastanza comune e condiviso. Mentre nelle porzioni di testo che trattano la fase processuale, il lessico giuridico-giudiziario impiegato risulta più tecnico. In generale, molti dei termini giuridici in francese non fanno riferimento a istituti/ordinamenti giuridici inesistenti o nettamente diversi in Italia, quindi hanno spesso un corrispondente esatto in italiano.

A tal proposito, è utile sapere che il sistema giuridico camerunese, a cui allude Pelle d’Ebano, deriva dalla doppia colonizzazione. Pertanto, il Camerun possiede due sistemi giuridici distinti ma coesistenti: il diritto civile francese nella regione francofona e la common law inglese in quella anglofona. Tuttavia, all’apice si trova la Cour Suprême (Corte Suprema), che funziona sul modello della Corte di Cassazione francese.

Laddove ho riscontrato maggior tecnicità del lessico, ho effettuato ricerche terminologiche e consultato fonti ed esperti. In alcuni casi ho trovato una corrispondenza terminologica, altrimenti mi sono servita delle note a piè di pagina per presentare in maniera mirata le differenze tra sistema giuridico camerunese e italiano.

Concludo brevemente in merito alle difficoltà traduttive affrontate. L’eterolinguismo e la presenza di lessico giuridico hanno richiesto approcci e strategie traduttivi tipici della traduzione settoriale, ossia glossario e ricerche terminologiche. Ciò mi ha spinto a riflettere sul fatto che in alcuni casi “ibridi”, come il poliziesco, il confine tra traduzione letteraria/editoriale e traduzione tecnico-settoriale non è del tutto definito.

Quali aggettivi sceglieresti per descrivere questa esperienza traduttiva nella sua complessità?

Definirei questa esperienza traduttiva originale, stimolante e proficua.

Originale perché la letteratura africana contemporanea e il genere letterario afro-polar sono emergenti ma ancora relativamente poco studiati soprattutto in ottica traduttiva.

Stimolante in quanto ha rappresentato una sfida che ho raccolto con passione e da cui ho imparato molto. A tal proposito, alcuni esperti hanno definito la traduzione del poliziesco africano come una sorta di “traduzione all’ennesima potenza”. Infatti, sia la traduzione del genere poliziesco che della lingua nell’uso africano sono la “traduzione di una traduzione”. Di fronte a queste complessità e peculiarità, il traduttore deve servirsi della propria esperienza e sensibilità al fine di adottare l’approccio traduttivo più consono.

Proficua dal momento che l’intero lavoro pare ben riuscito a livello di traduzione, di progetto editoriale, di pubblicazione e di ricezione del testo. Nel complesso, posso ritenermi soddisfatta. Spero che la mia traduzione renda onore all’opera di Marie Ottou.

Per finire, vuoi dirci qualcosa sulla casa editrice e sulla collocazione editoriale dell’opera?

Cose d’Africa Edizioni è stata fondata nel 2016 da Pape Kane, scrittore, musicista, e cantastorie di origine senegalese. Il suo intento è aiutare gli autori – africani (soprattutto migranti) e di altre provenienze – ad essere testimoni attivi della nostra epoca, ossia a riscrivere la cultura africana nella modernità, conservandone l’autenticità. Cose d’Africa pubblica romanzi, saggi, raccolte di poesia e favole africane. Inoltre presta grande attenzione a temi quali la morale, la spiritualità, l’ambiente, la natura, la cultura e la tradizione africana. Una peculiarità è che la sua distribuzione si svolge, oltre che online e presso librerie convenzionate, soprattutto tramite colporteurs africani e afro-discendenti in tutta Italia.

Quando Marie Ottou ed io abbiamo deciso di far pubblicare il romanzo in Italia, mi sono subito attivata per cercare un editore adatto e interessato. Mi sono concentrata sulle case editrici medio-piccole che pubblicano principalmente letteratura della migrazione. Ho conosciuto Cose d’Africa Edizioni, con cui ho iniziato a collaborare come traduttrice ed editor. L’esperienza è stata soddisfacente. Successivamente, ho proposto loro di pubblicare in italiano Vengeance à Yaoundé. È così che, nel giugno 2020, nella sezione romanzi, è uscito Pelle d’Ebano.✎

[1] L’oralità evoca il carattere non scritto del discorso e l’uso della voce; deriva dalla letteratura orale ed è al contempo un mezzo di conservazione della cultura tradizionale.

[2] Compresenza di termini/espressioni in lingue straniere o in vari registri della lingua dominante.

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1 commento
  1. Pelle d’Ebano, Afrologist
    Michele dice:

    Risposte molto chiare sebbene vengano toccati aspetti tecnici indubbiamente complessi. Sicuramente un ottimo biglietto da visita per il libro . Se la traduzione “si gusta” come l’intervista il libro è sicuramente da leggere

    Rispondi

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